Lo sentiamo ogni minuto e ogni ora quanto questo virus abbia pervaso la nostra vita però fortunatamente

il mondo vitivinicolo e più in generale dell’agricoltura sta soffrendo un po’ meno perché

non è ricompreso nello stop delle attività produttive, anche se è certo che le vendite siano calate e

che le cantine conserveranno le bottiglie per più tempo.

La natura non si ferma, infatti il viticoltore viene richiamato ogni giorno nei suoi vigneti e in queste

ultime due settimane si trova a fare i conti anche con l’arrivo del freddo. Non solo, una settimana

fa è giunta la notizia ufficiale da Veronafiere che il Vinitaly 2020 non si terrà nel mese di giugno e

verrà rinviato al 2021: difficile anche riposizionarsi sul mercato e confermare le vendite all’estero,

molti importatori esteri avevano già preannunciato la loro assenza, a causa del propagarsi del virus,

in ritardo negli altri Paesi europei e Oltreoceano, quindi l’Edizione 2020 si sarebbe rivelata un incontro

fra i pochi grandi produttori che avrebbero potuto aderire scagliando la forza commerciale, dato

che le piccole aziende a conduzione familiare, nel primo mese estivo sono completamente coinvolte

in campagna e rinunciare a 5 giorni di attività in campo, potrebbe voler dire giocarsi un’intera vendemmia.

Passando anche dal punto di vista della ristorazione, del turismo e di tutto ciò che vi ruota attorno,

questo grande fermo delle attività significa ripartire da capo alla riapertura e rivedere tutte le proprie

strategie, con un turista ma anche con un connazionale fortemente provato, turbato e magari

anche restio a spostarsi. In ottica previsionale quindi il Vinitaly non avrebbe potuto nemmeno aiutare

il mondo alberghiero, ristorativo e turistico, perché a stagione oramai già iniziata, non spenderà

le proprie energie a rivedere la lista vini, ma si impegnerà in prima linea a far promozione, a rassicurare

il turista e a farlo accomodare con piccoli gesti e attenzioni, superando la fobia del contatto.

In questo periodo si nota come ciascuna realtà vitivinicola abbia dovuto adeguarsi alle richieste del

momento, predisponendo un servizio di “delivery” pur di riuscire a vendere un po’ del proprio vino;

son sempre più infatti le aziende che s’impegnano nelle consegne a domicilio, ad offrire oltre alle

bottiglie o ai bag in box, anche dei pacchi misti composti da salumi, formaggi o altri prodotti territoriali

che un agricoltore può produrre od ottenere stringendo una collaborazione con il “vicino”. In

questo senso c’è un ritorno alle origini, quando, non potendosi spostare dal proprio paese, ci si

riforniva dal produttore prossimo al domicilio, apprezzando la territorialità, la vicinanza, la semplicità

degli alimenti. In tal frangente si può ben parlare di sostenibilità: “sociale” perché viene sostenuta

la comunità locale, il territorio circostante, vengono premiati i prodotti a KM0, contenendo

così anche le emissioni di CO2 per la riduzione degli spostamenti dei veicoli, a beneficio dell’ambiente,

valorizzato e apprezzato dalla cittadinanza perché produttivo e genuino. Abbiamo anche

sostenibilità economica, gli introiti vengono reinvestiti a livello locale, si soddisfa il criterio dell’efficienza

perché più che mai si vuol raggiungere il massimo risultato, in questo caso in termini di soddisfazione,

con il minimo impiego di input; inoltre anche la resilienza, seconda componente dell’economicità

è appagata, infatti la capacità di adattamento in questo momento è davvero alta.

È difficile prevedere come si muoverà il mondo vitivinicolo dopo questa pandemia, ma una cosa è

certa: ciascuno in questo periodo dovrà portare sul tavolo le proprie carte, valutare le potenzialità

e le criticità, ripensare come agire e i passi da fare,

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Che ne sarà del mondo del vino dopo questa pandemia COVID 19?